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E’ un simbolo; una vera e propria star. La sua immagine stilizzata troneggia su copertine di libri, poster, pieghevoli, magliette, bandiere, cartelli stradali. Per chi vive nelle zone del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi è impossibile non fare i conti con il viola acceso della Campanula morettiana; del resto si tratta di un importante endemismo dolomitico ad areale particolarmente ristretto e la bellezza ed il carisma per divenire il simbolo di un’area protetta non gli mancano di certo.
Eppure, a chi ha avuto modo di osservare questo fiore in natura, operazione tutt’altro che scontata, non sarà sfuggito come esso faccia di tutto per passare inosservato: ha scelto come habitat d’elezione le parete verticali di dolomia, spesso inaccessibili, poste nelle pieghe più nascoste delle montagne, là dove le correnti di aria umida proveniente dai fondovalle mitigano l’arsura anche nelle più torride giornate d’agosto. Non basta: non occupa quasi mai le zone della parete più visibili, ma si nasconde fra le sue crepe, nei suoi anfratti, come nel caso ritratto in questa foto in cui il gruppo di campanule fa capolino da una rientranza posta alla base di una parete alta un’ottantina di metri, là dove piccole gocce d’acqua depositano le concrezioni calcaree sul suo basamento e una sottile ragnatela prova inutilmente a velarne la bellezza.
Unico vezzo della star: fiorire molto tardivamente, tra agosto e settembre, quando le montagne sono affollate di escursionisti, suoi potenziali ammiratori, e le poche rivali (principalmente primula tirolese e raponzolo di roccia) hanno già abbandonato da tempo il palcoscenico.

- © Bruno Boz, all rights reserved.

Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, 07/08/2016, DSLR, 17-40 a 20mm; 800 ISO, f/13, 1/80 sec. Originale RAW con post produzione di base.