MC061-cinghiali

Il cinghiale costituisce un capitolo oscuro nella gestione della fauna del nostro Paese e non solo. Pressoché estinto in tutta la penisola un secolo fa, è stato oggetto di introduzioni scriteriate. Esattamente di introduzioni si è trattato, non reintroduzioni, poiché i cinghiali liberati provengono spesso dall’Europa orientale, dove raggiungono dimensioni decisamente maggiori, ed hanno quindi un maggior impatto sugli ecosistemi. Mentre le foreste dell’Est sono in grado di supportare maggiormente la pressione di pascolo dei cinghiali, la maggior parte dei nostri ambienti essendo più povera ne risente. E, quindi, gli animali sono costretti ad avvicinarsi maggiormente ai centri abitati, a fare danni alle colture, divenendo in certi casi un vero problema. Non parliamo ovviamente di attacchi, che non accadono mai ad eccezione di condizioni particolari (scenari venatori e/o animali abituati dalle persone a non avere paura tramite foraggiamento, etc.).

È da dire che in Italia viene fatto ben poco attualmente per la prevenzione del problema: la metodologia più classica di contenimento, ovvero la battuta di caccia, ha ironicamente l’effetto opposto al desiderato. Le battute infatti disgregano i gruppi familiari, mandando in estro tra i superstiti più femmine del dovuto e più volte all’anno, cosa che nella pratica non accadrebbe in gruppi familiari integri per via del controllo sociale della riproduzione.
Quindi, paradossalmente, più si spara ai cinghiali (seminando piombo ovunque e disturbando in maniera gravissima tutte le altre specie da novembre a gennaio) e più aumentano.

But hey, business is business…

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Cinghiali (Sus scrofa), Sardegna – DSLR, 105 mm, 1/600 f5.6, ISO 1000, torcia – Post produzione: luminosità, contrasto, crop