Se dovessi indicare quale sia il luogo che più amo nell’ambito del territorio in cui vivo, direi senza alcun dubbio il lago di Bolsena. Nonostante negli ultimi anni abbia subito un certo degrado ambientale e un impoverimento della biodiversità a causa dell’inquinamento delle acque e all’invasione di specie aliene come il pesce gatto e il gambero della Louisiana, rimane un luogo di straordinaria bellezza, in grado di donare quel senso di pace che in fondo è la ricerca che ognuno fa, il più delle volte senza successo. Un mistico medievale tedesco, Meister Heckhart (1260-1328), sosteneva che “tutto ciò che Dio chiede agli uomini, è un cuore pieno di pace”. Conosco pochi luoghi in cui questa ricerca possa avere maggiori speranze di successo del lago di Bolsena, con i suoi giochi di luce e ombra, il paesaggio circostante fatto di dolci colline, i riflessi cangianti che sembrano danzare al ritmo delle acque mai immobili, ma a volte fatte come d’argento. Quello che si vede è poi a volte meno importante di quello che sembra di poter vedere attraverso la superficie liquida. Non a caso esistono molte leggende locali legate a città sommerse, o a regni sotterranei, come Agarthi, a cui è possibile accedere solo attraverso cunicoli che si aprono sulle due piccole isole lacustri con i loro boschi di lecci secolari e le colonie di gabbiani e aironi. Se in estate, complici i bagnanti e i motoscafi sfreccianti, parte di queste suggestioni sembrano dissolversi, in inverno le cose vanno diversamente, e ci si può lasciar rapire dal nostro lato meno razionale: in fondo, come fotografi, dovremmo cercare di vedere le cose non per quello che sono, ma per “cos’altro sono”, per dirla con Minor White. Così, il giorno del mio compleanno – in preda ai pensieri non sempre piacevoli che questa scadenza a volte ci provoca – me ne sono andato a fare una passeggiata lungo le rive del lago, in una caletta che conosco bene, caratterizzata da ciottoli di due colori – neri e rossi – che danno vita a una minuscola spiaggia, dominata da poderosi pioppi. L’ombra di questi ultimi, rivela il fondale sassoso, altrove cancellato dalla luminosità del cielo nuvoloso. E’ un’immagine che mi piace molto, per tanti motivi diversi che non tenterò nemmeno di spiegare.

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Lago di Bolsena, 20.02.2017, fotocamera mirrorless, 14-42 mm a 16 mm, f/9, 1/25 s, ISO 400, cavalletto, conversione da RAW