Non pensavo di trovare tanta neve: i miei abiti non sono adatti e ho i piedi bagnati. Mi muovo a fatica sprofondando fin quasi al ginocchio ad ogni passo. Ogni tanto mi fermo per riprendere fiato. E’ una giornata soleggiata e le temperature superano di alcuni gradi lo zero. Conosco bene questo tratto di Appennino, ma il manto nevoso che ricopre ogni cosa più volte altera il mio senso di familiarità con il luogo e spesso sono costretto a fermarmi con la sensazione di aver perso l’orientamento. Mi faccio strada verso una radura nel fitto bosco di abeti tra tonfi improvvisi di neve che, scaldata dal sole, precipita dai rami più alti. So che in quella radura si riuniscono a volte caprioli che, con movimenti aggraziati, sono soliti scavare nella neve con i loro piccoli zoccoli alla ricerca di qualche stelo d’erba residuo di cui nutrirsi. Riesco ad arrivarci. Piazzo un piccolo capanno mobile a favore di luce. Piedi e mani sono intirizziti; nell’ombra dove mi sono sistemato il freddo si fa sentire. Attendo circa un’ora e mezzo prima di veder spuntare dal fitto del bosco due giovani maschi. Ogni tanto giocano tra loro simulando brevi dispute che li porta ad incrociare con delicatezza i palchi ancora morbidi e ricoperti di velluto. Si muovono lentamente e sono ancora fuori dalla portata dell’obiettivo. Attendo ancora. Poco alla volta uno di loro si avvicina senza sospetto: il vento e’ a mio favore e io sono immobile nel capanno protetto dall’ombra e a ridosso di alcuni cespugli. Mi arriva molto vicino, col capo chino, scavando nella coltre di neve di tanto in tanto. Mi abbasso, frapponendo un piccolo dosso innevato tra me e lui. Scorgo solo l’apice delle corna. Si avvicina ancora: ora intravedo gli occhi e scatto una decina di volte. Il rumore dell’otturatore lo lascia per un attimo interdetto, curioso e intimorito allo stesso tempo, fino a quando, guidato dall’istinto, ritorna sui suoi passi e si allontana.

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Appennino Tosco-Emiliano (LU), Dslr, 600mm, f/6.3, Iso800

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