Alla luce • Exposed

L’ultima cartuccia

Quella delle oche selvatiche, in questi mesi della stagione fredda, è una presenza abituale nelle nostre aree protette. Altrove il discorso è ben diverso, ad attenderle ci sarebbe una schioppettata. Qui siamo al parco della Maremma, altrimenti noto come parco dell’Uccellina, perla di una delle province in assoluto più interessanti d’Italia dal punto di vista naturalistico e cioè il grossetano.

È lecito soffermarsi per un attimo – nel bel mezzo della stagione venatoria – sul valore non ambientale, non scientifico, ma sociale di tali aree sottratte alla caccia? Siamo pienamente consapevoli di quale valore abbiano, nel 2015, quelle oasi di ossigeno, silenzio, emozioni che da Yellowstone in avanti abbiamo chiamato “parchi”? Perché in un Paese come il nostro, un Paese intendo con la densità di popolazione quasi da record in Europa, esistono ancora 751mila cittadini (ultimi dati Istat 2007, nel 1980 erano più del doppio) che per mettere la sveglia prima dell’alba e andarsene in campagna, fuori dalle città – vi ricorda qualcosa? – hanno bisogno di avere un fucile per le mani?

Mio padre era un cacciatore appassionato. Ora che non c’è più lo ricordo come fosse ieri tornare a casa spesso a mani vuote, ma felice per la giornata trascorsa in natura e col suo amato cane. Orfano di una spensierata giovinezza tra le montagne del Sud, quelle domeniche di fuga dovevano fargli ben più lieve il trapianto forzato a Roma e una settimana intera tra le quattro mura dell’ufficio. Perchè si, quella del prelievo è una pulsione atavica nella nostra specie, ma indubbiamente miglioramento delle condizioni di vita (per procurarsi cibo oggi si va al supermercato) e cultura hanno fatto e dovranno fare molto per affrancarci da un simile rapporto col mondo animale, oggi da considerare insopportabilmente violento.

Quelle oche tornano anno dopo anno, sui prati delle Macchiozze lungo le sponde dell’Ombrone – in cima alla classifica regionale dei cacciatori in Italia, toh, c’è proprio la Toscana – ma tante beccacce, tordi, anatre – per non dire di lepri, ungulati e persino tetraonidi, sempre più minacciati di estinzione locale – cadono sotto il piombo dei cacciatori. Per carità, nessuna crociata contro italiani che rispettano la legge (quando la rispettano) da parte di uno che consuma carne alla propria tavola, si sposta (anche) con mezzo privato a combustibili fossili, e soprattutto è convinto dell’esistenza di mali ben peggiori dell’attività venatoria per il superstite ambiente naturale italiano (i primi che mi vengono in mente: l’indifferenza per i beni comuni, che attraversa l’intero corpo sociale; l’ignoranza in materia di scienze naturali da parte della classe dirigente collettivamente intesa, dagli insegnanti della scuola dell’obbligo ai parlamentari). Eppure il momento di lasciarci definitivamente alle spalle un’attività a tal punto anacronistica mi sembra giunto. Cacciatori si nasce, dicono (loro). Se ne conoscete uno, ora ch’è Natale, sparate voi l’ultima cartuccia: regalategli teleobiettivo e macchina fotografica oppure portatelo in un capanno in palude e fategli fare un giro con la vostra attrezzatura. Magari diventa più bravo di voi.

Giulio Ielardi • www.giulioielardi.com

8 Responses to Giulio Ielardi • L’ultima cartuccia

  • Luciano Catozzi

    Uno l’ho quasi convinto, e’ il mio benzinaio.
    A Natale gli regalo la Svensson. 🙂

  • morgan

    pensiero totalmente condiviso…

    anche da H.D.Thoreau:
    “molti vanno a pesca tutta la vita senza sapere che non sono i pesci quel che van cercando”

    analogamente il cacciatore potrebbe scoprire che il fucile non è poi così necessario per soddisfare le proprie pulsioni

  • Giulio Ielardi

    Magnifico, Luciano, e fagli gli auguri anche da parte mia 🙂
    E grazie anche a Morgan per la citazione di Thoreau, che non conoscevo e che trovo molto appropriata.

  • Roberto

    Caro Giulio, in fin dei conti non siamo anche noi dei cacciatori? Lo stesso abbigliamento, le stesse pratiche di appostamento, le medesime levatacce al mattino, quando il mondo in genere ancora dorme, sembrerebbero non esserci grandi differenze, e detto tra noi, ogni tanto anche noi abbiamo fatto dei danni, pur se involontari, inconsapevoli ma sempre danni sono.
    Quello che personalmente, per carattere e/o spirito riesco difficilmente a metabolizzare é una persona che guardando dentro un mirino possa poi premere il grilletto, decidendo su vita anzi più spesso della morte altrui.
    E come queste persone poi cerchino di convincermi che a modo loro “amano la Natura” …
    Potrei continuare ancora per un po’ ma ritengo che questo non sia il luogo giusto, e prima di finire mi assumo la responsabilità di quanto scritto, sono delle mie considerazioni che non necessariamente devono essere condivise, ma che trovo che sia giusto poter esternare. Grazie

  • GIULIO IELARDI

    Caro Roberto, hai ragione da vendere sui nostri danni pur inconsapevoli (e a volte, peggio, consapevoli abbastanza). Quanto a decidere su una vita, credo sia la cosa più disumana che possa capitarci. Ma stiamo sempre dalla parte di chi non tira su barriere, piuttosto suggerendo come superarle. Grazie a te.

  • Gabriele

    Anch’io figlio di appassionato cacciatore che da dodici anni se n’è andato a sparare in un’altra dimensione, io innamorato della pesca fin da bambino, oggi vado in quegli stessi luoghi ma con la reflex e il teleobiettivo, quasi sempre tornando a mani vuote ma con le batterie cariche e sopratutto pieno di serenità. Mi rispecchio in questo articolo ed anche in questa straordinaria interpretazione fotografica di un volo di oche selvatiche.
    Un caro saluto, G.

  • GIULIO IELARDI

    Gentile Gabriele, leggo solo ora e con colpevole ritardo ti ringrazio degli apprezzamenti e – soprattutto – del tuo sentimento di condivisione. Un caro saluto

  • Eleonora

    Caro Giulio, dalle mie parti ho incontrato solo cacciatori annoiati che, in mancanza di prede selvatiche, si “accontentano” di sparare ai gatti domestici, come se contasse solo ammazzare per trascorrere una bella giornata.E persone che espongono fuori dal cancello della propria villetta cartelli con su scritto: “Si vende. I cacciatori ci sparano fin dentro casa”. Esistono quelli che rispettano le regole? Sì, anche se io non ne ho conosciuti; e tuttavia non trovo che la strada sia quella della regolamentazione, bensì dei divieto tout court. Basandomi unicamente sulla mia personale esperienza, non riesco a immaginarmi queste persone imbracciare una macchina fotografica, anche se credere che sia possibile è il più bel finale possibile per questa storiaccia lugubre e malsana.

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